Essere umano

Il rispetto è forse in assoluto ciò che manca di più oggigiorno. Manca il rispetto delle tradizioni, per l’autorità, per gli animali, per le persone differenti da noi e oltre a tutte le più lapalissiane delle mancanze di rispetto, spesso manchiamo di rispetto a noi stessi.

Essere umano. O scegliere di non esserlo; o forse ancora peggio non scegliere di non esserlo.

Per il popolare giornalista Piero Angela, per fare un essere umano occorrono: “15 chili di proteine, 85 grammi di cloro, 3 grammi di ferro, 35 grammi di sodio, 240 grammi di potassio e 4-5 secchi d’acqua ‘messi in forma”.

Per me manca ancora qualche ingrediente per poter definire l’essere umano; qualcosa che vada al di là dello stare in posizione eretta, avere il pollice opponibile e potersi esprimere in parole. Ma forse sono io che mi faccio troppe paranoie.

Un giorno un amico che ritenevo saggio mi disse di essere profondamente razzista, io rimasi scosso e dopo qualche interminabile secondo di imbarazzo, durante il quale il mio stupore si stava mutando in disgusto lui proseguì: “Esistono solo due razze al mondo: la razza delle persone che rispetta il prossimo e quella delle presunte persone che non rispetta nessuno: bene, io odio quella razza”. Questa frase è rimasta impressa dentro di me e la tiro fuori ogni volta che posso con i miei studenti.

Io tendo sempre a giustificare chi non rispetta il prossimo con fenomeni circostanziali, quali “non ci ha pensato”, “non era attento”, “era arrabbiato”, “non è stato educato” ; ma in effetti il rispetto è un altro degli ingredienti indispensabili per essere umani, ai miei occhi.

Il rispetto è forse in assoluto ciò che manca di più oggigiorno. Manca il rispetto delle tradizioni, per l’autorità, per gli animali, per le persone differenti da noi e oltre a tutte le più lapalissiane delle mancanze di rispetto, spesso manchiamo di rispetto a noi stessi.

rispetto-avversario

Attenzione, non voglio dire che sia necessario essere d’accordo con tutti e con tutto quello che ci viene propinato. Si può anche non essere d’accordo con qualcuno e portargli rispetto comunque.Io stesso parlo tanto, ma sono il primo che non porta rispetto. E’ più forte di me, non riesco a portare rispetto per chi non riesce a farsi una sua idea su niente; per chi si crogiuola nella realtà in cui si trova senza mai porsi un perché; per chi accetta incondizionatamente qualsiasi situazione cui venga sottoposto; non porto rispetto per l’apatia e il lassismo intellettuale; non porto rispetto per chi non vota, al pari di chi usa una posizione di superiorità economica o sociale per aumentare questo divario e danneggiare a proposito gli altri; non porto rispetto per chi non ha mai dubbi e vive di certezze. Insomma, non mi importa che tu pensi a migliorare te stesso o a trovare il modo di elevarti sugli altri, ma almeno pensa!

Spesso manchiamo di rispetto alle persone senza rendercene neanche conto e a questo si aggiunge la problematica che spesso le persone attribuiscono significati completamenti diversi a questa parola.

Per esempio, rispettare un amico vuol dire fare le cose alle sue spalle per agire per il suo bene o dirgli chiaramente a muso duro che non sta facendo le cose come devono essere fatte, rischiando di rovinare il rapporto?
Io non lo so e non credo che lo saprò mai, ma forse essere umano non sta neanche nella capacità di portare effettivamente rispetto, ma nella capacità di chiedersi se lo si sta facendo, forse significa almeno farsi certe domande per capire se si sta seguendo un qualche tipo di codice di condotta, qualunque esso sia, ma che in qualche modo possa servire al bene collettivo.

Vorrei che i ragazzi formati nelle nostre scuole non vivessero di certezze, ma che ogni tanto si interrogassero sui loro comportamenti, vorrei che si ponessero il dubbio di star facendo qualcosa che dia un qualche tipo di contributo all’umanità o meno, e che se la risposta fosse negativa si chiedessero come poterlo fare.

Una Scuola migliore, una Scuola orientata al futuro.

Nel mio personale tentativo di essere meritevolmente umano ogni tanto mi rileggo una poesia di J.R. Kipling che mio padre mi fece leggere una decina di anni fa e che raffigura in pieno ciò che vorrei essere e da cui sono ancora molto, troppo lontano:

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

E per te che cosa vuol dire essere umano?

Edoardo Procacci
Fondatore e CEO di SDC

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