Lo sport è cultura

La competizione e l’agonismo sono dannosi, lo sport è da sempre considerato inutile ed una perdita di tempo.
Siamo davvero sicuri?

È noto a tutti: lo sport non serve a niente, gli sportivi sono tutti delle capre e nel complesso è meglio punire a Scuola chi il pomeriggio pratica sport e premiare invece chi passa le giornate sulle decine di social che abbiamo a disposizione.

Infatti lo sport, anche nella mia vita personale, non è servito a praticamente nulla: mi ha solo insegnato a trattenere la rabbia nei momenti critici e a farla esplodere a comando; a ragionare anche quando le condizioni erano avverse; a combattere anche davanti a difficoltà apparentemente insormontabili e a rischiare tutto senza aver paura di perderlo. Ah quasi dimenticavo, anche il fatto che sul campo come nella vita puoi essere sotto di punteggio 6/0 5/0 ma è ancora possibile vincere.

Tutte queste cose non mi sono servite a nulla nella vita e credo che non mi serviranno mai più a niente.

Ma che cos’è lo sport?

sport-squadra-cultura

Che cos’è questa disciplina che fa parte della storia dell’umanità da migliaia di anni e che ha fatto ergere statue, scrivere poesie e libri e che solo in italia fa girare 40 miliardi all’anno di fatturato?

Difficile dargli una definizione ma per certo ha due elementi caratterizzanti:

  • Una serie di regole arbitrariamente fissate e volontariamente accettate;
  • L’agonismo necessario in gare e competizioni per vincere;

La definizione stessa ci conferma la totale futilità di far fare sport ai propri figli, perchè c’è ben poco di utile nello sviluppare la capacità di stare a delle regole e tirare fuori il meglio da se stessi.

Non solo con i Giochi Olimpici, ma in tutti i reperti di tutte le antiche civiltà ci sono testimonianze di come lo sport sia sempre stato ritenuto un valore e non mi spiego davvero come mai.

Platone, il nome del filosofo attorno cui secondo alcuni gravita tutta la storia occidentale, significa “dalle larghe spalle”. La prestanza fisica gli servì per gareggiare e diventare campione di lotta e pugilato alle olimpiadi di Delfi e di Corinto. Ma chi gliel’ha fatto fare.

Una Scuola migliore, una Scuola orientata al futuro.

E ancora non mi spiego perchè Policleto si dedicò proprio allo studio del corpo degli atleti per scrivere il suo trattato “Kanon”, nel quale esponeva le leggi per il proporzionameteo ideale, e per quale motivo ha perso tempo per esprimere dinamicità in oggetti statici, come nel caso del Discobolo di Mirone con quella sua ossessione per lo schema chiastico.

Ma forse erano un pò tutti strani nell’antica Grecia o probabilmente Omero non si sarebbe dilungato così tanto nella descrizione dettagliata e palpitante delle gare atletiche indette in occasione del rito funebre in onore di Patroclo nel XXIII canto dell’Iliade.

Il fatto che dopo il compianto, la sacra ecatombe e il rito di cremazione, Achille indichi i giochi funebri per convogliare il furore della perdita nell’agonismo, inteso come massima rappresentazione del Kosmos, ci conferma questa teoria.

Però non mi spiego ancora per quale assurdo motivo anche Leopardi debba spingersi nello Zibaldone ad affermazioni tanto ardite:

mental-coach

Gli esercizi con cui gli antichi si procacciavno il vigore del corpo, non erano solamente utili alla guerra, o ad eccitare l’amore della gloria, ma contribuivano, anzi erano necessari a mantenere il vigore dell’animo, il coraggio, le illusioni, l’entusiasmo che non saranno mai in un corpo debole(…) insomma quelle cose che cagionano la grandezza e l’eroismo delle nazioni (Giacomo Leopardi, 7 giugno 1820)

Ma anche lui non doveva essere tanto a posto oppure non avrebbe perso tempo a scrivere tutta una poesia dal nome “a un vincitore nel pallone”su un atleta a lui contemporaneo: Carlo Didimi.

E poi il fatto che sia stato spinto lo sport di massa durante il regime fascista, in modo così pronunciato per fermare le iniziative di opposizione, e che tutt’oggi riesca a imbambolare tutta l’Italia per novanta minuti ogni domenica e per chissà quante ore di ogni settimana a parlarne, non fa altro che confermare che lo sport sia un fenomeno del tutto irrilevante.

Eppure ancora oggi alcuni dei Paesi più progrediti credono che organizzare attività sportiva agonistica pomeridiana serva ad allontanare i ragazzi dai pericoli della strada, quali la droga, il fumo e l’alcol.

Forse perchè loro hanno capito a differenza nostra che:
LO SPORT È CULTURA

Edoardo Procacci
Fondatore e CEO di SDC

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