Una giornata di vacanza

La vacanza finisce quando non ti dedichi a ciò che ami più al mondo. Per fortuna ciò che amo di più è il mio mestiere, insomma io ci vivo in vacanza.

RING….RING….RING….Vorrei, ma non posso. Mentre quel suono incalzante diventa parte della mia realtà allucinata qualcosa mi trattiene, mi blocca. RING….RING….RING…. È così morbido intorno a me. Chi mai è riuscito a progettare una prigione tanto dolce e comoda? Prigione  ineludibile per il corpo e libertà sconfinata per la mente. RING…. RING…. RING…. Siamo sicuri sia questa la prigionia? O forse la prigionia reale è quell’altra, quella apparentemente reale?

RING….RIN  fermo finalmente quell’ancora alla realtà, autoprogrammata per ripescarmi dai miei deliri notturni. Mi sfogo su di lei, lo faccio spesso. Dopo averne distrutte una decina, il mio migliore amico Alex me ne ha regalato una di gomma “la puoi lanciare quanto vuoi questa!” disse euforico, scartando lui stesso il mio regalo e lanciandola per casa come una palla rimbalzina. Dava più soddisfazione prima però, quando si schiantava a terra rumorosamente.

Una Scuola migliore, una Scuola orientata al futuro.

È la mia prima giornata di pausa dopo sei mesi di lavoro ininterrotto. Sarò ancora capace di riposarmi per una giornata intera? Avrei dovuto programmare la sveglia per due ore più tardi, anzi non avrei dovuto impostarla affatto. O magari sì, ogni volta che mi sveglio tardi sono intrattabile per tutto il giorno: svegliarsi tardi è il modo più facile per buttare il tempo nel cesso, e dopo di che mettersi davanti alla tv è come completare l’opera e tirare l’acqua.

Questo pensiero è abbastanza forte da farmi alzare dal letto e condurmi fino alla tazza dove posso finalmente svuotare la mia incontrollabile propulsione mattiniera, destra appoggiata al muro, un brivido percorre la schiena e si fa strada al di fuori di me tramite un sospiro: che sollievo. La giornata può cominciare anche oggi.

Accendo la musica, voglio sciogliere i miei pensieri prima che diventino troppo consistenti, la mia testa non è ancora pronta per l’impatto. In cucina il nulla. La desolazione impera e si fa beffa di me e dell’esorbitante cifra spesa per vedere un frigo con una confezione di ketchup e uno yogurt scaduto nel pliocene, scaffali abitati da una formica solitaria che accusa il mio antirifornimento della morte di tutta la sua florida colonia e fornelli mai utilizzati e quindi inspiegabilmente incrostati. Qui non c’è nulla per me, andrò a colazione da Tony, è a soli dieci minuti di macchina da qui e le sue brioches sono così imbottite che a prenderle in mano ti viene voglia di pesarle.

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Fredda, fredda, fredda… meglio, ok, ah così va bene, l’acqua della doccia copre la musica in salotto e picchiettandomi in testa quasi mi ricorda di ricominciare a pensare: oggi a pranzo vedo Riccardo, mi deve parlare, poi magari vado a farmi una corsa o una partita di squash, niente di che in programma, una pacchia insomma.

Accappatoio, mutande, calzini, maglietta, pantaloni della tuta e scarpe da ginnastica, caspita sono a riposo oggi! Veloce giù dalle scale con un solo e chiaro obiettivo in mente: la brioche alla crema di Tony pucciata nel cappuccino in compagnia di un quotidiano qualsiasi. Fuori, tempo da cartolina, il sole bacia la mia pelle e un’arietta sublime mi rinfresca da quel bacio persin troppo focoso: si prospetta una giornata straordinaria.

Un paio di etti o forse più in mano, la tensione della sfoglia rivela una farcitura ai limiti del malsano, la mia commozione culmina quando al primo morso il croissant rivela la sua reale natura di crema ricoperta da sfoglia, colando giallo sul piattino, accuratamente preparato per raccoglierne i resti più tardi con il cucchiaino del caffè.

Scandali politici, razzismo, barconi, calcio, cronaca locale, quotidiano terminato.

Esco dal bar, pronto a dedicarmi alla mia vita. Mia moglie non c’è, è in viaggio, la Scuola è chiusa e i miei amati studenti sono a casa. Un senso di vuoto mi colpisce e lo stomaco si ritorce nella più cruda confessione psicosomatica: la mia vita non c’è senza di loro.

La vacanza finisce quando non ti dedichi a ciò che ami più al mondo.
Per fortuna ciò che amo di più è il mio mestiere, insomma io ci vivo in vacanza.

Edoardo Procacci
CEO e Fondatore di SDC

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